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Se lo spot pubblicitario è dal vivo
Stefania Di Marzo | 12 Luglio 2010
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Sulla scia dei flash mob, tanto in voga in quest'ultimo anno, c’è un altro fenomeno che sta prendendo piede: gli spot pubblicitari “dal vivo”. Ovvero, attori che inscenano delle situazioni in luoghi pubblici, e ovunque desideri il cliente, con un solo scopo: stupire (e vendere).

Amleto e i consigli per gli acquisti: lo spot a teatro

Tra i copioni di spettacoli teatrali che mi sono capitati tra le mani ultimamente, ve n’è uno molto singolare. Leggendo la sinossi, ho scoperto che in questo spettacolo sono inseriti dei veri e propri “stacchetti pubblicitari”, riferiti agli sponsor della messinscena. E non sono aggiunte al copione: il testo nasce esattamente così.
Avevo sentito parlare, tempo fa, di una compagnia teatrale di Londra che fece gridare allo scandalo la rigida opinione pubblica inglese, per aver finanziato uno spettacolo mettendo a disposizione degli sponsor alcuni minuti della rappresentazione teatrale. Gli spot, anche in questo caso, erano interpretati direttamente dagli attori, interrompendo l’azione scenica. Come succede in tv - eccenzion fatta la possibilità di cambiare canale.
Anche in Italia un’azione del genere non può che dar seguito a reazioni da parte di pubblico e critica. Non a caso, nel 2005 la Compagnia Fortebraccio Teatro, capeggiata da Roberto Latini, inserì un’interruzione pubblicitaria nello spettacolo “PER ECUBA _ Amleto, neutro plurale” come protesta per il taglio del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Tra critica e opinione pubblica si accese un bel passaparola, che, si sa, positivo o negativo, è pur sempre passaparola.

Il caso “Improv Everywhere”. Professionisti del caos e della gioia.

La missione di questo stravagante gruppo newyorkese è “creare scene di caos e gioia in luoghi pubblici”. Nato nel 2001, oggi questa realtà è cresciuta, e inanella successi uno dietro l’altro. L’idea forse più apprezzata e interessante è quella degli “spontaneous musicals”, ovvero musical cantati e ballati da improbabili persone comuni, in realtà attori “in borghese”, in luoghi e situazioni del vivere quotidiano.
E' da sottolineare che Improv Everywhere non nasce però per scopi pubblicitari: tutto ciò che i suoi partecipanti chiedono è di divertire divertendosi. La comunità degli studiosi di marketing li sta comunque tenendo d'occhio; é chiaro che le possibilità di utilizzo commerciale di un'idea simile sono notevoli. Ora però preferisco pensarli per quello che sono: puri e semplici dispensatori di gioia.

Ecco una delle loro performance, “I love lunch”, ambientata in un centro commerciale.
Peccato verranno bloccati da un poliziotto...(?)!


    
 

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